Tuesday, November 01, 2005

Conflitto nascosto del dibattito vitigni internazionali vs. autoctoni

Tante polemiche, tante fandonie sono scritte sui vitigni importati e quelli autoctoni. O su metodi di vinificazione bordolesi vs. le tradizioni immemori dell' Oenotria, ecc. Sono io il solo a pensare che il dibattito sia piuttosto disonesto, evasivo? Al mio parere--qui, al di la' dell'Atlantico, oppure al di qua (dipende, come sempre, dal punto di vista)--che c'e' un conflitto nascosto fra l'Italia settentrionale ricca e comandando i media e l'Italia meridionale, che rimane relativamente povera e distaccata ai canali di mass-media, cioe' alla grande distribuzione organizzata di notizie e pubbliche relazioni, ed e' anche oggidi' particolarmente lontana dai critici de cri. Io domando senza pretensione di sapere le risposte giuste e valide alla questione. Solo voglio lanciare una conversazione multicontinentale (che megalomania!) e aprire l'argomento su base culturale ed economica, la quale penso sia "l'epicentro" della questione. E' ancora caso del Mezzogiorno snobbato vs. il Nord piu' efficacemente "europeizzato"? The haves against the have nots? (E' sempre relativo, no? Non e' piu' l'epoca di Vittorini o di Danilo Dolci.) Fatemi sapere, amici, perche' mi metto a essere un po' stufo del parlare di vitigni ed enologia, che mi pare non sia la vera storia--ci manca la vera storia sotto la storia. L'Italia ha una bella crisi, certo, ma la crisi del vino non e' che un sintomo d'uno squilibrio tanto piu' serio. Al mio parere, lontano e ignorante che sono io. Rispondete! Anche voi Leghisti, e voi big dei media!

4 Comments:

Anonymous Giampiero alias Aristide said...

Terry, stiamo parlando di fenomeni assai complessi, sui quali mi riesce difficile parlare per semplificazioni.
Ma, tanto per spiegarci, non vedo prevalere un conflitto tra Nord e Sud, o tra aziende ricche e povere.
In generale, noto una notevole mancanza di serenità tra gli operatori, sia tra chi disegna scenari disastrosi (il solito vittimismo italiano), sia tra chi ha descritto una realtà "tutta rose e fiori" fino a ieri sera. Noto una mancanza di consapevolezza della grande forza commerciale dei nostri prodotti: forti perchè, in generale, sempre più buoni, e assai diversificati tra le centinaia di declinazioni delle tipologie internazionali ed autoctone. La diversità del vino italiano è unica al mondo: forse solo il Portogallo potrà in futuro insidiare questo primato, mi riferiscono che laggiù hanno oltre 500 vitigni autoctoni pressochè sconosciuti a tutti noi. Ciò che manca è quindi la consapevolezza della forza di questa diversità. E, di conseguenza, manca una nuova identità rielaborata alla luce di questa diversità.
Questi due problemi - identità e consapevolezza - sono assai gravi da un punto di vista strettamente marketing e, in definitiva, commerciale. Per usare la tua espressione, è questa per me la vera storia sotto la storia. O stiamo parlando del vino come se fosse un hobby per aristocratici e snob di un'era che non c'è più?

9:55 AM  
Blogger Terence Hughes said...

Giampiero, mi fa ridere la frase "il solito vittimismo italiano," e questa tendenza puo' essere la fonte di molto del "gloom and doom" che si legge sui giornali e blog italiani.

L'ultima domanda (vino come hobby, ecc.) sembra un bull's-eye (non so come dirlo in italiano e non mi dispone un dizionario italiano qui alla scuola). Interessante quest'osservazione.

Comnuque, grazie d'aver risposto alla mia domanda assai provocateur. Io noto un problema ma il carattere del problema non e' sempre chiaro.

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2:00 PM  
Anonymous Anonymous said...

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Anonymous Anonymous said...

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11:09 AM  

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